Eugenio Licari: 1° classificato assoluto “Scatti al Ferlaro”2019-10-15T10:39:56+01:00

1° classificato:
Eugenio Licari

“Dal caos la perfezione Uovo della Fenice Ancestrale”

 

Come ti sei avvicinato alla fotografia? Sul piano tecnico ci sei sembrato uno dei partecipanti più preparati: ti sei formato come autodidatta o hai frequentato altri corsi?
“Adesso fanne una tu”: con queste parole mio padre mi passò la sua macchina fotografica ed io feci il mio primo scatto, immortalando la mia famiglia. Avevo circa dieci anni e la fotocamera era una Kodak Duaflex 620. Mirino a pozzetto e “premi delicatamente, deve scattare da sola” . Prima lezione. Con il tempo quelle sole dodici foto formato 6×6 per rullino mi hanno abituato a comporre la foto prima di scattare, taglio, luce, pathos. I miei corsi sono stati le lunghe e belle chiacchierate con gli amici fotografi che stampavano nel retrobottega i miei negativi. Una costante curiosità mi ha portato ad approfondire quella parte della fotografia che non è solo tecnica ma emozione e comunicazione. Il giorno che sono arrivato per la prima volta alla Ceramica del Ferlaro non mi aspettavo un luogo cosi fuori dal tempo e ho trovato molto piacevole fare una passeggiata di ambientamento nel parco dove il sole regalava la sua più bella luce pomeridiana.

Eugenio Licari

La fotografia ha una “modella” d’eccezione: la nostra Elide Guatelli, che si è prestata volentieri agli scatti di voi partecipanti. Com’è stato conoscerla e interagire con lei per preparare lo scatto migliore?
Mi accolse il sig.Umberto, il proprietario, che gentilmente mi guida ad un prima visita dell’azienda, quando mi lasciò per accogliere gli altri corsisti , una signora che mi venne incontro e mi appella con un sorriso:
“Sono Elide, le piace qui?”
“Mi chiamo Eugenio, è un luogo meraviglioso”
Mi ha fatto notare che entrambi i nostri nomi hanno origine greca, abbiamo parlato subito di argomenti che di solito non si affrontano con il primo venuto ma fra di noi in quel momento ed in quel luogo ci è sembrato normale parlare del grande mistero della vita e della morte. Mi ha sbalordito Elide, la mamma di Umberto, come seppi dal nostro colloquio, la vidi protagonista della mia foto, glielo chiesi e lei accettò volentieri. Felice e preoccupato per la mia decisione, “bella responsabilità – pensavo- e se non riesci a concretizzare?”. Andai al corso tenuto dalla bravissima Antonella Masini. Finito il workshop ci recammo tutti verso i laboratori, enormi spazi ordinati che si alternano ad altri dove oggetti in ceramica fragili si confondono e si confrontano con oggetti di uso comune, sì… ma di cento anni fa! “Che caos”, pensavo, ma ecco un uovo focalizza la mia attenzione, simbolo della perfezione per eccellenza e creazione dell’universo. Elide, quando gli porsi l’uovo, lo alzò e lo guardò come se l’avesse visto per la prima volta. Era l’Uovo della Fenice Ancestrale che rinasce dalle proprie ceneri come noi nati creati dall’argilla continuiamo a morire e rinascere.

Oggi, con i social e il web, siamo sommersi ogni giorno di immagini. Quale pensi che sia, quindi, il vero valore di una buona fotografia, che la distingue dal quotidiano flusso di immagini?
Coraggiosa, fuori dai canoni ma comprensibile a tutti: deve incuriosire.

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